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Cos'è il coperto al ristorante e si può ancora far pagare? - Menucini Blog

Cos’è il coperto al ristorante e si può ancora far pagare?

Fiscale

Sinonimi: coperto al ristorante · servizio e coperto · pane e coperto · couvert

Mise en place italiana con tovagliolo di lino piegato, argenteria, cestino del pane e piatto segnaposto su tavolo apparecchiato
Il coperto è ancora legale in gran parte d’Italia, ma va esposto in menu e ricevuta. Il Lazio è l’eccezione normativa più nota.

Un coperto medio in Italia oggi si aggira fra 1,50 e 3,50 euro. Moltiplicato per 45 coperti al giorno e 280 giorni di apertura, sono fra 19.000 e 44.000 euro all’anno in più sullo scontrino complessivo. Il coperto è una voce piccola per il cliente, ma strutturale per il margine di chi gestisce un ristorante tradizionale. E la normativa, diversa da regione a regione, richiede cura.

Il coperto è la somma aggiuntiva, applicata per ogni commensale, a copertura del pane, dei grissini, dell’olio, dei tovaglioli, della mise en place e dei costi indiretti non altrimenti tariffati. Fa parte della tradizione italiana della ristorazione ma non è sempre stato accettato pacificamente. Il Lazio, per esempio, lo ha vietato formalmente nel 2006. Altre regioni lo ammettono a condizione che sia esposto chiaramente in menu e in ricevuta.

Cos’è il coperto: la definizione operativa

Il coperto è una voce aggiuntiva applicata al conto di ogni commensale, dichiarata in menu, separata dalla voce “servizio”, che copre pane, mise en place e servizi accessori non tariffati separatamente.

Il coperto si distingue nettamente dal servizio:

  • Coperto: voce per commensale, copre mise en place e pane
  • Servizio: percentuale (10-15% tipici) calcolata sul totale, copre la prestazione del personale di sala

In Italia, tipicamente, si applica il coperto o il servizio, non entrambi. La doppia applicazione è considerata prassi contestabile. I ristoranti fine dining di città tendono al servizio in percentuale. Le trattorie tradizionali tendono al coperto fisso. Il turismo negli anni ha spinto molte insegne ad abolire entrambi per avvicinarsi alla prassi internazionale (prezzo già incluso in menu).

Benchmark italiani:

  • Trattoria di quartiere: 1,50-2,50 euro/coperto
  • Ristorante classico di città: 2,00-3,50 euro/coperto
  • Ristorante turistico in centro storico: 2,50-5,00 euro/coperto (tetto variabile per regione)
  • Fine dining: spesso 0 euro coperto, con servizio in percentuale o incluso nel prezzo

Cosa dice la normativa nazionale e le principali regole regionali

Il coperto è legale in Italia, a una condizione precisa: deve essere indicato chiaramente nel menu esposto all’esterno del locale (quello che il cliente può leggere prima di entrare) e nel menu al tavolo. Il Codice del Consumo (decreto legislativo 206/2005, articolo 13) impone al prestatore di servizi di fornire informazioni chiare e trasparenti sul prezzo, comprensive di ogni onere aggiuntivo.

Le norme trasversali sui prezzi nei pubblici esercizi — in particolare l’art. 180 del R.D. 635/1940 (regolamento TULPS) e l’art. 11 del D.Lgs. 79/2011 (Codice del Turismo) — richiedono che il prezzo totale di ogni somministrazione (piatti, bevande, coperto, servizio) sia esposto al pubblico prima dell’ordine e sia trasparente, senza sorprese al momento del pagamento.

Le principali differenze regionali:

  • Lazio: il coperto è vietato dal 2006 (Regolamento regionale). Nei locali del Lazio lo si vede sostituito da voci come “pane e grissini” tariffate singolarmente, o integrato nel prezzo dei piatti.
  • Toscana, Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto, altre regioni: il coperto è ammesso, a condizione di trasparenza.
  • Comuni a forte vocazione turistica (Venezia, Firenze, Roma centro, alcune località balneari) hanno adottato ordinanze specifiche che impongono tetti massimi o obblighi informativi rafforzati.
  • Alcune ordinanze comunali vietano supplementi non dichiarati (es. il celebre caso del caffè espresso pagato 3 volte il prezzo standard perché “consumato seduti al tavolo”).

In pratica, al di fuori del Lazio, il coperto resta legale quasi ovunque purché dichiarato. Gli elevati ricarichi per turisti senza dichiarazione preventiva sono sanzionabili come pratiche commerciali scorrette dall’AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato).

Coperto e scontrino: come si fiscalizza

Il coperto è una voce che rientra a pieno titolo nel corrispettivo imponibile IVA. Va inserito nello scontrino con aliquota IVA della ristorazione (10% in Italia per somministrazione di alimenti e bevande, salvo categorie particolari). Sul POS RT moderno si configura come articolo fisso, con prezzo definito e quantità pari al numero dei commensali.

Esempio di rigo scontrino per 4 commensali:

  • Antipasti, primi, secondi, dolci: dettagliati per piatto
  • Coperto x 4: 4 × 2,50 = 10,00 euro (IVA 10%)
  • Totale imponibile + IVA

Il coperto è parte dello scontrino medio calcolato per coperto. Un coperto medio di 2 euro, in un locale con scontrino medio di 30 euro, contribuisce al 6,7% del ricavo coperto. Non è marginale.

Il POS RT registra la voce coperto, la trasmette all’Agenzia delle Entrate insieme agli altri corrispettivi giornalieri, e la espone sullo scontrino in modo trasparente per il cliente. Il menu digitale dovrebbe esporre il coperto in posizione visibile, non in nota a piè di pagina.

Coperto vs servizio vs mancia: tre cose diverse

Chiariamo tre voci che il cliente talvolta confonde:

Coperto: voce fiscale, presente in scontrino, soggetta a IVA, che rimane al ristoratore come ricavo.

Servizio: percentuale applicata al totale conto, anch’essa presente in scontrino, soggetta a IVA. Va in parte al ristoratore (copre costi fissi) e in parte al personale secondo accordi interni. Nei locali con servizio obbligatorio, il personale tipicamente riceve un’incentivazione basata su quella voce.

Mancia: volontaria, non fiscalizzata, lasciata direttamente al personale. Non entra in scontrino, non genera IVA, non è ricavo del locale. In Italia la mancia è culturalmente meno diffusa che negli USA perché storicamente sostituita dal coperto e dalla componente servizio già strutturata.

Il cliente straniero spesso si confonde: arriva dall’estero abituato a mancia 15-20% e vede il coperto in scontrino. Percepisce come “doppio pagamento”. Un menu digitale multilingua (sui menu Menucini le descrizioni sono localizzate automaticamente) riduce queste frizioni perché spiega la voce coperto nella lingua del cliente.

Un esempio concreto: ristorante a Pisa, 60 coperti, contesto turistico

Caso tipo, numeri coerenti con benchmark di ristorante tradizionale in città d’arte toscana con forte componente turistica.

Situazione:

  • Coperti medi serviti/anno: 14.500
  • Scontrino medio: 34 euro
  • Ricavi annui: 493.000 euro netti
  • Coperto applicato: 2,50 euro/persona, dichiarato in menu cartaceo e digitale in 6 lingue

Contribuzione del coperto al fatturato: 14.500 × 2,50 = 36.250 euro/anno. Al netto IVA 10%: 32.955 euro di imponibile, circa 6,7% dei ricavi netti.

Su questa voce il food cost è minimo (pane, olio, grissini, mediamente 0,30-0,50 euro/coperto), quindi il margine di contribuzione del coperto è oltre l’80%. Significa che dei 36.250 euro annui lordi del coperto, circa 29.000 euro vanno direttamente in margine, senza labor cost marginale (la mise en place è già pagata nei turni fissi).

Il ristoratore ha scelto di non applicare servizio in percentuale, per allinearsi alla prassi locale. La trasparenza è assicurata da: menu esposto in vetrina con prezzi + coperto in evidenza, menu al tavolo in 6 lingue con coperto in prima pagina, scontrino dettagliato.

Su base di osservazione interna Menucini nei locali clienti, la trasparenza preventiva del coperto in menu (prezzo singolo, lingua del cliente, voce visibile prima dell’ordine) è associata a una riduzione significativa delle recensioni negative sul tema “sorpreso dal coperto” — stima di settore, non dato pubblicato da un osservatorio ufficiale.

Errori frequenti

Cinque sbagli tipici nella gestione del coperto:

  1. Non dichiararlo nel menu esposto all’esterno. Se il cliente entra e lo scopre solo a tavolo, può rifiutarlo e in sede di contestazione AGCM la pratica è scorretta. Va messo dove il cliente può leggerlo prima di entrare.
  2. Applicare coperto e servizio insieme senza giustificazione. La doppia applicazione (coperto fisso + servizio percentuale) è prassi contestabile. Se si fa, va motivato esplicitamente al cliente.
  3. Coperto differenziato per cliente senza criterio chiaro. Applicare coperto diverso a turisti vs residenti è una pratica che, se non giustificata e comunicata, può sfociare in contestazioni. Meglio un coperto unico trasparente.
  4. Dimenticare di configurare il coperto nel POS RT. Alcuni locali lo battono come “varie” o “servizio”. Nei controlli della Guardia di Finanza la mancata esposizione distinta può sollevare perplessità. Va configurato come articolo dedicato.
  5. Applicare il coperto in Lazio. Nella regione è vietato da regolamento regionale. Le alternative legali sono: incorporare i costi del coperto nei prezzi dei piatti, oppure tariffare separatamente “pane e coperto di benvenuto” se effettivamente consumato, con voce esplicita e rifiutabile.

Fonti e riferimenti

La disciplina del coperto citata in questa scheda è coerente con le fonti istituzionali elencate nel frontmatter: le indicazioni dell’Agenzia delle Entrate sulla voce coperto nel documento commerciale, la guida operativa FIPE per i pubblici esercizi, l’art. 180 del R.D. 635/1940 (Regolamento TULPS) e il D.Lgs. 79/2011 art. 11 (Codice del Turismo) che impongono l’esposizione preventiva del prezzo di ogni somministrazione (coperto e servizio inclusi), le norme regionali pubblicate in Gazzetta Ufficiale (in particolare L.R. Lazio 21/2006 art. 16 c. 3, che vieta il coperto al tavolo), il Codice del Consumo (D.Lgs. 206/2005) consultato via Normattiva, e la documentazione operativa FIEPET per gli esercenti della ristorazione.

Concetti correlati

  • Scontrino: dove il coperto va dichiarato con aliquota IVA 10%.
  • Scontrino medio: il coperto contribuisce in media per il 5-8%.
  • Menu digitale: la via più pulita per dichiarare il coperto in più lingue ed evitare contestazioni turistiche.
  • IVA: il coperto è imponibile come la somministrazione.
  • Adempimenti fiscali e POS RT: la cornice tecnica entro cui va configurato.

Fonti e riferimenti

  • Agenzia delle Entrate — Corrispettivi telematici, voce coperto nel documento commerciale
  • FIPE-Confcommercio — Guida pubblici esercizi, disciplina del coperto e del servizio
  • Gazzetta Ufficiale / Normattiva — R.D. 635/1940 art. 180 (Regolamento TULPS), D.Lgs. 79/2011 art. 11 (Codice del Turismo), L.R. Lazio 21/2006 art. 16 c. 3
  • Normattiva — Codice del Consumo, articolo 13 su obblighi informativi nei pubblici esercizi
  • FIEPET-Confesercenti — Documentazione operativa esercenti ristorazione
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