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Cos'è il break-even di un ristorante e come si calcola? - Menucini Blog

Cos’è il break-even di un ristorante e come si calcola?

Finance

Sinonimi: punto di pareggio · soglia di pareggio · BEP · break-even point

Bilancia vintage con monete e libro di ricette sul bancone in marmo, perfetta per il tema della trad.
Il break-even è il coperto esatto sotto cui perdi soldi e sopra cui inizi a guadagnare. In un locale italiano medio si aggira fra 20 e 28 coperti al giorno.

Un ristorante con 60.000 euro di costi fissi mensili e un margine di contribuzione medio del 70% deve incassare 85.700 euro al mese per pareggiare. Con uno scontrino medio di 35 euro, sono 2.450 coperti al mese, cioè circa 82 coperti al giorno se apri tutti i giorni. Ogni coperto sotto quella soglia è perdita. Ogni coperto sopra è margine puro.

Il break-even (in italiano punto di pareggio o soglia di pareggio) è la soglia precisa di ricavi sotto cui un ristorante perde soldi e sopra cui inizia a generarne. Non è un concetto accademico. È il primo numero che dovresti scrivere in grande sulla porta del tuo ufficio, e confrontarlo ogni settimana con l’incasso reale.

Cos’è il break-even: la definizione operativa

Il break-even è il volume di ricavi (o di coperti) in cui il margine di contribuzione totale copre esattamente i costi fissi. Sotto quella soglia, perdita. Sopra, profitto.

Benchmark italiano di riferimento (convenzione gestionale di settore — USAR 8ª ed., TradeLab, Cerved Industry Report Ristorazione; il Rapporto FIPE documenta aggregati di comparto, non soglie di break-even per singolo locale):

  • Incidenza costi fissi sui ricavi: 40-50% nei locali ben gestiti
  • Incidenza costi variabili: 50-60% (food cost + parte variabile del labor cost + commissioni)
  • Margine di contribuzione medio: 45-55%
  • Break-even medio: 65-75% del fatturato di regime

Questo significa che un locale che gira a 600.000 euro di ricavi in condizioni normali tipicamente pareggia fra 420.000 e 450.000 euro di ricavi. Scendere sotto quella soglia per qualche mese vuol dire consumare cassa.

La formula: ricavi vs coperti

Ci sono due modi di leggere il break-even. Il primo in euro di ricavi, il secondo in numero di coperti. Il secondo è quello che usi ogni mattina quando prenoti la sala.

Break-even in euro (ricavi):

BEP (€) = Costi fissi / Margine di contribuzione %

Break-even in coperti:

BEP (coperti) = Costi fissi / (Scontrino medio × Margine di contribuzione %)

Esempio pratico su un ristorante italiano medio:

  • Costi fissi mensili (affitto, utenze, labor cost strutturale, ammortamenti, assicurazioni, commercialista): 42.000 euro
  • Scontrino medio: 30 euro
  • Margine di contribuzione per coperto: 70% (dopo food cost e commissioni variabili)

BEP in euro = 42.000 / 0,70 = 60.000 euro/mese

BEP in coperti = 42.000 / (30 × 0,70) = 42.000 / 21 = 2.000 coperti/mese

Se apri 26 giorni al mese, devi fare 77 coperti al giorno per pareggiare. Sotto perdi, sopra guadagni.

Costi fissi, costi variabili: la classificazione che conta

Il break-even regge solo se i costi sono classificati bene. E la classificazione in ristorazione non è ovvia.

Costi fissi (restano anche se il locale è vuoto):

  • Affitto del locale
  • Labor cost strutturale: la parte del personale che non puoi licenziare oggi per la cena di domani (chef, contratti a tempo indeterminato, gestione)
  • Utenze fisse: canone internet, abbonamenti software, menu digitale, gestionale
  • Ammortamenti di arredi, cucina, impianti
  • Assicurazioni e consulenze
  • Interessi passivi su finanziamenti

Costi variabili (si muovono con il volume):

  • Food cost
  • Bevande
  • Parte variabile del labor cost: extra, prestazioni occasionali, ore supplementari
  • Commissioni su pagamenti (POS, aggregator delivery)
  • Materiali di consumo (tovaglioli, pulizia, sacchi)
  • Utenze parzialmente variabili: gas cucina, elettricità cucina, lavaggi

Il labor cost è la voce più ambigua. Un cameriere a tempo indeterminato è fisso, un extra del sabato sera è variabile. Nella pratica gestionale italiana si considera fisso il 70% del labor cost (contratti indeterminati e chef) e variabile il restante 30% (extra, straordinari, part-time stagionali). Questa spaccatura cambia significativamente il break-even calcolato.

Break-even operativo vs break-even di cassa

Un dettaglio che molti titolari ignorano e che costa carissimo: il break-even economico e il break-even di cassa sono due cose diverse.

Break-even economico copre tutti i costi, compresi ammortamenti (figurativi) e compenso teorico del titolare.

Break-even di cassa copre solo le uscite monetarie effettive (affitto, stipendi, fornitori, rate finanziamenti, imposte). Esclude gli ammortamenti, perché non sono cassa.

Il break-even di cassa è sempre più basso del break-even economico, in genere del 10-15%. Un locale può essere sopra il break-even di cassa (non ha problemi di liquidità immediata) ma sotto il break-even economico (sta erodendo il valore patrimoniale, perché non copre l’ammortamento della cucina che prima o poi andrà rifatta).

Chi confonde i due numeri rischia di sentirsi tranquillo (il conto corrente non va in rosso) mentre sta lentamente mangiando il capitale del locale. Il segnale: se dopo cinque anni la cucina e gli arredi sono da rifare e non hai accantonato i soldi, eri sopra il break-even di cassa ma sotto quello economico.

Un esempio concreto: pizzeria a Lecce, 70 coperti

Caso tipo, numeri coerenti con convenzione gestionale di settore (USAR, TradeLab) per pizzeria tradizionale in città del Sud con stagionalità turistica.

Struttura del locale:

  • Ricavi attesi a regime: 520.000 euro/anno (stagione viva da aprile a ottobre, bassa invernale)
  • Scontrino medio: 22 euro (pizza + bibita + caffè, basso per via della formula)

Costi fissi annui:

  • Affitto: 36.000 euro
  • Labor cost strutturale (pizzaiolo, un sous, un cassiere, due camerieri fissi): 120.000 euro caricati
  • Utenze fisse, software, POS RT, menu digitale, commercialista: 14.000 euro
  • Ammortamenti (forno, arredi): 16.000 euro
  • Assicurazioni e imposte fisse: 6.000 euro

Totale costi fissi: 192.000 euro/anno → 16.000 euro/mese

Struttura dei costi variabili:

  • Food cost: 30%
  • Commissioni delivery e POS: 4%
  • Labor cost variabile (extra weekend e agosto): 8%

Totale costi variabili: 42% → margine di contribuzione 58%

BEP annuo = 192.000 / 0,58 = 331.000 euro/anno

BEP in coperti annui = 331.000 / 22 = 15.050 coperti/anno

BEP giornaliero medio (300 giorni apertura): 50 coperti/giorno

Con capienza di 70 coperti e due turni a weekend, la pizzeria supera il break-even da maggio a ottobre, lo incrocia ad aprile e novembre, scende sotto da dicembre a marzo. Il margine annuo viene dai mesi di punta. Ogni coperto in più al giorno in media genera (22 × 0,58) = 12,80 euro di margine marginale, che su 300 giorni sono 3.840 euro annui. Spostare lo scontrino medio da 22 a 24 euro con upselling su contorni e dolci sposterebbe il break-even a 47 coperti/giorno e libererebbe circa 13.000 euro di margine annuo.

Errori frequenti

Cinque sbagli che si vedono nei calcoli di break-even dei ristoranti italiani:

  1. Classificare tutto il labor cost come variabile. Sbagliato. I contratti indeterminati non si possono spegnere il martedì. Vanno dentro i costi fissi, e questo alza il break-even reale.
  2. Dimenticare il compenso del titolare nei costi fissi. Se il padrone si paga solo con l’utile residuo, il break-even calcolato è fittizio: non sta coprendo il lavoro del titolare a prezzo di mercato.
  3. Usare lo scontrino medio annuo senza stagionalità. In un locale stagionale lo scontrino medio cambia fra alta e bassa stagione. Il break-even va calcolato per stagione, non come media piatta.
  4. Non ricalcolare il break-even dopo ogni investimento. Hai appena comprato un forno da 40.000 euro? Gli ammortamenti salgono, il break-even si sposta in alto di 300-400 euro al mese. Se non aggiorni il numero, ti muovi con la mappa vecchia.
  5. Confondere break-even e obiettivo di profitto. Il break-even è dove pareggi. L’obiettivo è 20-30% sopra il break-even, altrimenti non hai margine di sicurezza per un mese brutto o un imprevisto di manutenzione.

Fonti e riferimenti

Le formule di break-even (Costi fissi / Margine di contribuzione %, e varianti per coperti) sono coerenti con i principi contabili OIC per la classificazione dei costi fissi e variabili. I range di incidenza (40-50% costi fissi, 45-55% margine di contribuzione, 65-75% break-even sul fatturato di regime) sono convenzione gestionale di settore — USAR 8ª ed., TradeLab, Cerved — non pubblicati come benchmark per singolo locale dal Rapporto FIPE, che documenta aggregati di comparto. I conti nazionali ISTAT e le relazioni di Banca d’Italia inquadrano il contesto delle PMI dei servizi.

Concetti correlati

  • EBITDA: il margine che il break-even deve coprire per avere un locale sano.
  • Conto economico: la cornice da cui si estraggono costi fissi e variabili.
  • Food cost e labor cost: le due voci che spostano il break-even più in fretta.
  • Margine: il margine di contribuzione che regge la formula.
  • Scontrino medio: la leva più immediata per abbassare il break-even in coperti.

Fonti e riferimenti

  • OIC — Principi contabili nazionali, classificazione di costi fissi e variabili
  • FIPE-Confcommercio — Rapporto annuale Ristorazione (aggregati di comparto, non soglie di break-even per locale)
  • USAR — Uniform System of Accounts for Restaurants (8ª ed.) e Cerved Industry Report Ristorazione — convenzione gestionale per soglie di break-even per format
  • ISTAT — Conti nazionali, costi medi nel settore ristorazione
  • Banca d’Italia — Relazione annuale, rapporto costi fissi/ricavi nelle PMI dei servizi
  • TradeLab — Analisi redditività e break-even per format ristorativi
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