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Cos'è la Partita IVA e come si apre per un ristorante in Italia? - Menucini Blog

Cos’è la Partita IVA e come si apre per un ristorante in Italia?

Fiscale

Sinonimi: partita IVA · P.IVA · numero IVA · VAT number · codice fiscale impresa

Documento di apertura Partita IVA per ristorante italiano
La Partita IVA: il primo passo burocratico per aprire un ristorante.

Cos’è la Partita IVA

La Partita IVA è un codice numerico di 11 cifre che identifica la tua attività ai fini fiscali. Ogni ristorante, trattoria, pizzeria o bar in Italia ne ha una. Senza, non puoi emettere scontrini, assumere personale o dedurre i costi delle materie prime.

Non va confusa con il codice fiscale personale (quello con le lettere). La Partita IVA è il codice fiscale della tua impresa.

Come si apre

Tre passaggi concreti:

  1. Scegli la forma giuridica — ditta individuale (più semplice, responsabilità illimitata) oppure società (SRL, SAS, SNC). La maggior parte dei ristoranti piccoli parte con ditta individuale o SRL semplificata
  2. Presenta il modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate (per ditte individuali) oppure AA7/10 (per società). Si fa online tramite il sito dell’Agenzia o in Camera di Commercio attraverso la Comunicazione Unica (ComUnica)
  3. Indica il codice ATECO — per un ristorante con servizio al tavolo è il 56.10.11. Per un bar è il 56.30.00. Il codice ATECO determina il tipo di attività e influenza i contributi INPS

L’apertura è gratuita se fai da te. Con un commercialista, il costo varia tra 200 e 500 euro per la pratica completa (ComUnica + INPS + INAIL).

Regime fiscale: quale scegliere

Due strade principali:

  • Regime forfettario — aliquota sostitutiva del 15% (5% per i primi 5 anni), niente IVA in fattura, contabilità semplificata. Limite: 85.000 euro di ricavi annui. Per un ristorante piccolo appena avviato può funzionare, ma il limite si supera in fretta
  • Regime ordinario — IVA al 10% sulla somministrazione, IRPEF a scaglioni, contabilità ordinaria. Più complesso ma necessario per la maggior parte dei ristoranti con un giro d’affari normale

Un’avvertenza: il regime forfettario non permette di scaricare i costi. Se compri 30.000 euro di materie prime all’anno, in regime ordinario li deduci; in forfettario no. Per un ristorante con alti costi di gestione, il risparmio apparente del forfettario può diventare uno svantaggio reale.

Cosa comporta avere la Partita IVA

Ogni mese o trimestre dovrai:

  • Trasmettere i corrispettivi telematici (gli scontrini) all’Agenzia delle Entrate
  • Versare IVA, ritenute e contributi tramite Modello F24
  • Tenere la contabilità (registri IVA, libro giornale, registro beni ammortizzabili)
  • Presentare la dichiarazione dei redditi annuale

Il costo di un commercialista per un ristorante in regime ordinario si aggira tra 2.000 e 4.000 euro all’anno. Consideralo una spesa fissa, non opzionale.

Domande frequenti

  • Scegliere il regime forfettario senza calcolare se conviene davvero — molti ristoratori scoprono tardi che l’impossibilità di scaricare i costi li penalizza
  • Indicare il codice ATECO sbagliato — un 56.10.11 (ristorante) paga contributi INPS diversi da un 56.30.00 (bar). Cambiarlo dopo costa tempo e genera incongruenze
  • Confondere Partita IVA personale e societaria — se passi da ditta individuale a SRL, cambia il numero. I contratti vanno aggiornati

Fonti e riferimenti

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