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Sinonimi: ticket restaurant · buoni pasto · buoni pasto elettronici · voucher pasto

Cosa sono i ticket restaurant
I ticket restaurant — in italiano buoni pasto — sono un benefit aziendale che il datore di lavoro offre ai dipendenti per pagare i pasti. L’azienda compra i buoni da un emettitore (Edenred, Sodexo, Day, Pellegrini, Yes Ticket) e li distribuisce ai dipendenti, che li usano nei ristoranti convenzionati.
Per il ristoratore, i buoni pasto sono un canale di incasso: i clienti pagano con il buono, tu incassi il valore dal servizio di emissione. Ma il rimborso non è immediato e prevede una commissione.
Come funzionano
Il flusso è semplice:
- Il cliente presenta il buono pasto (cartaceo o elettronico) al momento del pagamento
- Tu lo accetti e lo registri come incasso
- L’emettitore ti rimborsa il valore facciale del buono, meno la commissione
- Il rimborso arriva sul tuo conto corrente entro 15-45 giorni
I buoni pasto elettronici (su card o app) hanno sostituito quasi completamente i cartacei. Il lettore è spesso integrato nel POS o in un’app dedicata.
Le commissioni
Qui sta il punto dolente. Le commissioni che il ristoratore paga all’emettitore variano dal 5% al 20% del valore facciale del buono. La media di mercato si aggira intorno all’8-12%.
Esempio concreto: un buono pasto da 8 euro con commissione del 10% ti rende 7,20 euro netti. Su 20 buoni al giorno, sono 16 euro di commissione. In un mese (22 giorni lavorativi), 352 euro che non incassi.
Le commissioni variano in base a:
- Il volume — più buoni accetti, più potere contrattuale hai
- L’emettitore — Edenred e Sodexo hanno commissioni diverse
- Il contratto — le gare pubbliche (PA) impongono sconti più alti ai ristoranti convenzionati
Conviene accettarli?
Dipende dal tuo target:
- Ristorante in zona uffici — quasi obbligatorio. Il lavoratore con buoni pasto sceglie il locale convenzionato, non quello senza. Rifiutarli significa perdere la clientela del pranzo infrasettimanale
- Ristorante serale / turistico — irrilevante. I buoni pasto si usano a pranzo, non a cena. I turisti non li hanno
- Trattoria di quartiere — valuta caso per caso. Se il 30% dei tuoi clienti a pranzo paga con buoni, accettarli è necessario per non perderli
La regola pratica: se accettare buoni pasto ti porta clientela che altrimenti non avresti, la commissione è un costo di acquisizione. Se sono clienti che verrebbero comunque, è una perdita netta.
Aspetti fiscali
Per il ristoratore:
- I buoni pasto sono corrispettivi a tutti gli effetti — vanno registrati nel documento commerciale (scontrino)
- L’IVA si applica sul valore facciale del buono, non sull’importo netto dopo la commissione
- La commissione dell’emettitore è un costo deducibile
Per il lavoratore che usa i buoni:
- I buoni pasto cartacei sono esenti IRPEF fino a 4 euro/giorno
- I buoni pasto elettronici sono esenti IRPEF fino a 10 €/giorno dal 1° gennaio 2026 (Legge 199/2025, art. 1 comma 14, che modifica TUIR art. 51 c. 2 lett. c). Fino al 31/12/2025 il limite era 8 €.
Domande frequenti
- Accettare buoni pasto senza calcolare l’impatto sul margine — su un pranzo da 12 euro con food cost al 30% (3,60 euro di ingredienti), una commissione del 12% (1,44 euro) erode quasi la metà del margine lordo
- Non negoziare la commissione — la commissione non è fissa. Se accetti 500+ buoni al mese, hai leva per ottenere il 6-8% invece del 12%
- Accettare buoni pasto per l’intero importo del conto — il D.M. 7 giugno 2017, n. 122 (art. 4 c. 1 lett. d) stabilisce che si possono usare massimo 8 buoni pasto per transazione. Oltre è il ristoratore che rischia
Fonti e riferimenti
- Bosetti e Gatti — D.M. 7 giugno 2017, n. 122 (regolamento buoni pasto)
- ANSEB — Associazione Nazionale Società Emettitrici Buoni Pasto
- Agenzia delle Entrate — Trattamento fiscale dei buoni pasto