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Cos'è l'asporto e quali regole fiscali si applicano al ristorante? - Menucini Blog

Cos’è l’asporto e quali regole fiscali si applicano al ristorante?

Operations

Sinonimi: asporto · takeaway · take-out · cibo da asporto · vendita per asporto

Sacchetto di cibo da asporto preparato in un ristorante italiano
L’asporto: un canale di vendita con regole fiscali diverse dal servizio al tavolo.

Cos’è l’asporto

L’asporto è la vendita di cibo preparato destinato al consumo fuori dal locale. Il cliente ordina, ritira e porta via. Non c’è servizio al tavolo, non ci sono stoviglie riutilizzabili, non c’è consumo sul posto.

Questa distinzione non è solo operativa — ha conseguenze fiscali e autorizzative precise. L’IVA sull’asporto è diversa da quella sulla somministrazione, e in alcuni casi serve un’autorizzazione commerciale separata.

IVA: asporto vs somministrazione

La differenza chiave:

  • Somministrazione (consumo sul posto) — IVA al 10% su cibo e bevande non alcoliche (pane, dolci inclusi). Le bevande alcoliche servite insieme al pasto vanno al 10%; se vendute al banco senza accompagnamento di pasto restano al 22%
  • Asporto — l’aliquota dipende dal prodotto venduto:

– Piatti preparati al momento (pasta, pizza, panini caldi): 10%

– Prodotti alimentari confezionati (birra in bottiglia, acqua, snack): l’aliquota propria del prodotto (4%, 10% o 22%)

– Bevande alcoliche: 22%

In pratica: se un cliente prende una pizza margherita da asporto, l’IVA è al 10% (piatto preparato). Se aggiunge una birra in bottiglia, sulla birra l’IVA è al 22%. Se consumasse tutto al tavolo, sarebbe tutto al 10%.

Questa distinzione richiede che il registratore telematico (RT) gestisca aliquote diverse per lo stesso prodotto a seconda che sia consumato sul posto o portato via.

Serve una SCIA separata?

Dipende da quanto pesa l’asporto sulla tua attività:

  • Asporto occasionale — un ristorante con servizio al tavolo che occasionalmente prepara piatti da asporto su richiesta. La SCIA per somministrazione copre anche questa attività accessoria. Non serve nulla in più
  • Asporto prevalente — se l’asporto diventa l’attività principale (più del 50% dei ricavi), potresti aver bisogno di una SCIA per il commercio di prodotti alimentari (artigianato alimentare). Dipende dal regolamento del comune — verifica con il SUAP locale
  • Solo asporto (senza servizio al tavolo) — serve la SCIA per artigianato alimentare o commercio al dettaglio alimentare, non quella per somministrazione. Il codice ATECO cambia (56.10.20 invece di 56.10.11)

Il packaging e gli obblighi

Se fai asporto regolarmente, ci sono obblighi aggiuntivi:

  • Etichettatura allergeni — il Regolamento UE 1169/2011 richiede che gli allergeni siano comunicati anche per il cibo da asporto. Un cartello in negozio o un foglio allegato al sacchetto sono sufficienti
  • Contenitori conformi — i contenitori devono essere idonei al contatto alimentare (marchio bicchiere-forchetta). Dal 14 gennaio 2022, il D.Lgs. 196/2021 (recepimento della direttiva SUP, UE 2019/904) vieta alcuni contenitori monouso in plastica (es. EPS/polistirolo espanso) — molti ristoranti sono passati a contenitori in cartone o materiale compostabile
  • Temperatura di conservazione — il cibo da asporto caldo deve essere mantenuto sopra i 65 gradi o consegnato entro un tempo ragionevole. Il cibo freddo deve restare sotto i 4 gradi

L’impatto economico

L’asporto ha margini diversi dalla somministrazione:

  • Vantaggi — nessun costo di sala (personale, stoviglie, tovagliato, spazio), rotazione più alta (il cliente non occupa un tavolo per 90 minuti)
  • Svantaggi — scontrino medio più basso (il cliente non ordina vino, acqua, caffè), nessun upselling da parte del cameriere, costo del packaging (0,50-1,50 euro per ordine)

Un ristorante che fa il 30% dei ricavi in asporto risparmia sul labor cost di sala ma deve assorbire il costo dei contenitori e accettare uno scontrino medio inferiore del 25-35%.

Cosa va storto nella pratica

  • Non separare le aliquote IVA sull’RT — vendere una birra da asporto al 10% (aliquota somministrazione) invece che al 22% è un errore fiscale che l’Agenzia delle Entrate può contestare
  • Usare contenitori non conformi — comprare contenitori economici da fornitori non certificati espone a sanzioni ASL e rischi per la salute
  • Non calcolare il costo packaging nel food cost — un contenitore, un sacchetto e le posate compostabili costano 1-2 euro per ordine. Su un piatto da asporto da 10 euro con food cost al 30%, il packaging aggiunge il 10-20% di costi

Fonti e riferimenti

  • Agenzia delle Entrate — Chiarimenti IVA su somministrazione e asporto
  • Normattiva — DPR 633/1972 (disciplina IVA)
  • FIPE — Rapporto ristorazione, dati asporto e delivery post-COVID
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