Quattro tavoli sul marciapiede. Sembrano un dettaglio. In realtà richiedono tre diverse autorizzazioni, un canone annuale che in alcune città arriva a €3.000/mq, e una tolleranza comunale che varia da zero a totale. Ecco cosa sapere prima di posizionare la prima sedia fuori dalla porta.
Il dehors ristorante permesso non è una pratica standard. Ogni comune gestisce il processo in modo diverso, con tempi diversi e costi che possono cambiare da un quartiere all’altro. Quello che funziona a Bari non funziona a Venezia. Quello che era permesso nel 2022 potrebbe richiedere un iter più lungo nel 2026.
Questa guida mappa il processo completo: chi paga cosa, quali documenti servono, e dove si concentrano i problemi.
TOSAP e COSAP: cosa sono e quanto si paga
Il canone per occupare il suolo pubblico ha due nomi diversi a seconda del comune in cui ti trovi.
TOSAP (Tassa Occupazione Spazi Aree Pubbliche) è disciplinata dal D.Lgs. 507/1993. Si applica nei comuni che non hanno ancora adottato il sistema alternativo. È calcolata in base alla superficie occupata, alla categoria della strada, e al tipo di occupazione (permanente o temporanea).
COSAP (Canone Occupazione Spazi Aree Pubbliche) ha sostituito la TOSAP nei comuni che hanno esercitato l’opzione prevista dalla Legge 160/2019 (art. 1, commi 816–847). Funziona come un canone concessorio, non come una tassa. La differenza pratica: con il COSAP il comune ha più flessibilità nel fissare le tariffe, e i criteri di calcolo possono variare più liberamente rispetto alla struttura rigida della TOSAP.
I costi reali variano in modo significativo:
- Piccoli comuni: €10–€50/mq/anno per zone non centrali
- Centri medi (capoluoghi di provincia): €50–€150/mq/anno in zone commerciali
- Grandi città, zone centrali: €150–€400/mq/anno
- Città turistiche (Roma, Venezia, Firenze, Milano centro): €500–€3.000/mq/anno per le aree più pregiate
Un dehors da 20 mq in una zona centrale di Roma può costare tra €6.000 e €20.000 all’anno solo di canone, prima ancora di considerare la struttura, l’assicurazione e i costi amministrativi.
Per sapere l’importo esatto nel tuo comune, il punto di riferimento è il regolamento COSAP/TOSAP comunale, disponibile sul sito del Comune o richiedibile all’ufficio tributi. Non esistono tariffe nazionali: ogni comune ha la sua delibera.
Come ottenere il permesso dehors: il processo passo per passo
Il permesso dehors non è un documento unico. È una sequenza di passaggi che coinvolge più uffici, e l’ordine conta.
Passo 1: Verifica preliminare. Prima di qualsiasi domanda, verifica che lo spazio prospiciente il tuo locale sia suolo pubblico (non privato condominiale) e che la sua occupazione non sia già vietata dal piano regolatore, dal codice della strada, o da vincoli paesaggistici. Un locale in centro storico può trovarsi in una zona sottoposta a vincolo della Soprintendenza: in quel caso l’iter si allunga con un nulla osta aggiuntivo.
Passo 2: Domanda al SUAP. Lo Sportello Unico Attività Produttive (SUAP) è il punto di ingresso per tutte le pratiche relative all’attività commerciale. La domanda di occupazione di suolo pubblico per uso commerciale va presentata qui. Il SUAP coordina le risposte dei diversi uffici (polizia municipale, ufficio tecnico, ufficio tributi) e restituisce un’unica risposta.
La documentazione tipicamente richiesta:
- Planimetria quotata del dehors (con dimensioni, posizione rispetto all’ingresso, distanza dai bordi della carreggiata)
- Descrizione delle strutture previste (tavoli e sedie, gazebo, pedane, ombrelloni)
- Planimetria del locale con indicazione dell’accesso al dehors
- Copia del documento d’identità e visura camerale
Passo 3: SCIA o domanda di concessione. Per le occupazioni di breve durata (temporanea, stagionale) molti comuni accettano una SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) o un’autocertificazione. Per le occupazioni permanenti o per strutture più elaborate (gazebo, pedane rialzate), può essere richiesta una vera e propria concessione di suolo pubblico, con iter istruttorio più lungo.
I tempi medi variano da 15 giorni (SCIA in comuni piccoli) a 60–90 giorni (concessione in grandi città). Superato il termine, in assenza di risposta vale il silenzio-assenso in alcuni casi: ma su questo è fondamentale verificare la normativa locale prima di procedere.
Passo 4: Pagamento del canone. Dopo l’autorizzazione, si paga il canone COSAP/TOSAP, di solito su base annuale o semestrale anticipata. Alcune occupazioni stagionali prevedono tariffe proporzionali ai mesi di occupazione effettiva.
Dehors temporaneo vs. permanente: iter diverso
La distinzione non è solo burocratica. Cambia i documenti richiesti, i tempi, i costi e in alcuni casi la normativa edilizia applicabile.
Dehors temporaneo (stagionale): tavoli, sedie e ombrelloni rimovibili, montati e smontati ogni anno. Iter semplificato. In molti comuni basta la SCIA con la planimetria. Il canone si calcola sui mesi di occupazione effettiva. Nessun impatto sulla normativa edilizia.
Dehors con strutture leggere (gazebo rimovibile, tende da sole): richiede di solito la concessione di suolo pubblico, non solo la SCIA. Il gazebo deve essere chiaramente rimovibile (non ancorato in modo permanente al suolo). In alcuni comuni è richiesto il parere dell’ufficio tecnico per verificare che la struttura non costituisca un’opera edilizia. Il regolamento edilizio locale stabilisce cosa è “rimovibile” e cosa no.
Dehors con strutture permanenti (pedane fisse, gazebo ancorati, verande): qui si entra nel territorio edilizio. Una struttura permanente su suolo pubblico può richiedere un Permesso di Costruire (PdC) o almeno una SCIA edilizia, oltre alla concessione di suolo pubblico. I tempi si allungano a 90–180 giorni. In zone vincolate, serve anche il nulla osta della Soprintendenza.
La regola generale: quanto più la struttura è permanente, tanto più l’iter diventa edilizio oltre che amministrativo.
I comuni più complessi: Roma, Milano, Venezia
Tre esempi concreti delle variazioni che esistono sul territorio italiano.
Roma. Il Regolamento per la Qualità dello Spazio Pubblico disciplina i dehors con regole stringenti su materiali, colori e dimensioni ammesse. Le tariffe COSAP nelle zone A (centro storico) sono tra le più alte d’Italia. La presentazione delle pratiche avviene tramite lo Sportello Telematico Unico per le Attività Produttive (STUP), ma i tempi di istruttoria sono storicamente lunghi (60–120 giorni). In alcune zone del centro storico, l’occupazione è soggetta anche al parere della Soprintendenza Capitolina.
Milano. Il Comune di Milano ha un regolamento dehors aggiornato, con procedure prevalentemente digitali tramite SUAP telematico. Le tariffe COSAP in centro (fascia A) superano €300/mq/anno. Milano ha anche un “piano dei colori” per alcune zone: ombrelloni e gazebo devono rispettare le palette cromatiche definite per quartiere.
Venezia. È il caso più estremo. Le aree di sosta esterna sul Canal Grande e nelle calli principali sono contingentate. Le tariffe COSAP per i bacini d’acqua e le rive sono tra le più alte in assoluto. In molte zone, la concessione è soggetta a bando pubblico, non a domanda libera: si compete con altri locali per lo stesso spazio. I tempi di attesa possono superare l’anno.
In tutti e tre i casi, la consulenza di un geometra o di uno studio che conosce le procedure locali riduce significativamente i tempi e gli errori.
Come l’assicurazione cambia con il dehors
Aprire il dehors senza aggiornare la polizza RC Terzi è un errore frequente. La copertura standard del locale copre solo lo spazio interno (e l’area immediatamente connessa all’attività, secondo la definizione del contratto). Il suolo pubblico occupato è uno spazio diverso, con rischi diversi.
Cosa cambia con il dehors:
Massimale RC Terzi. Un cliente che inciampa su una pedana, una sedia che cade su un passante, un ombrellone che si ribalta per il vento: tutti questi eventi avvengono su suolo pubblico, spesso in prossimità di terzi non clienti. Il massimale della polizza RC Terzi deve coprire questi scenari, e molte polizze standard hanno massimali inadeguati per spazi aperti ad alto traffico.
Attrezzature all’esterno. Sedie, tavoli, gazebo e pedane non sono coperti automaticamente dalla polizza cose in caso di furto o danneggiamento. Servono estensioni specifiche o una clausola “attrezzature esterne”.
Requisito del comune. Molti comuni richiedono esplicitamente, nella documentazione per la concessione, copia della polizza RC Terzi aggiornata con indicazione del massimale per lo spazio dehors e un’estensione che includa il suolo pubblico occupato.
Per capire se la tua polizza attuale è adeguata, leggi anche come aggiornare la polizza RC Terzi per il dehors e cosa cambia nella copertura quando l’attività si estende all’esterno.
Cosa è cambiato dopo il COVID
Durante la pandemia, il D.L. 77/2020 (“Decreto Rilancio”) ha introdotto una procedura semplificata per i dehors: domanda semplificata, iter accelerato, canone ridotto o azzerato, esonero dalla presentazione di alcuni documenti tecnici. Queste misure hanno consentito a migliaia di locali di aprire o ampliare i dehors in tempi rapidissimi.
Successive proroghe hanno mantenuto le facilitazioni fino al 2022–2023. Nel corso del 2024 e 2025, i comuni hanno progressivamente ripristinato le procedure ordinarie.
Nel 2026 la situazione è questa:
Le semplificazioni emergenziali sono cessate. La stragrande maggioranza dei comuni è tornata alle procedure ordinarie: domanda completa, documentazione tecnica, iter istruttorio standard. Chi aveva un dehors “COVID” con autorizzazione temporanea deve aver già rinnovato la pratica con i nuovi requisiti.
Alcuni comuni hanno adottato nuovi regolamenti. L’esperienza post-COVID ha spinto molte amministrazioni a rivedere i regolamenti dehors, talvolta rendendo il processo più chiaro e digitale, talvolta introducendo nuove restrizioni su materiali e dimensioni.
I canoni sono tornati al livello ordinario. In alcuni casi sono aumentati, perché i regolamenti COSAP sono stati aggiornati. Se gestisci un dehors aperto durante il COVID con canone ridotto, verifica se il tuo comune ha aggiornato le tariffe applicabili.
Per un quadro completo degli adempimenti normativi 2026 relativi all’attività di ristorazione, incluse le autorizzazioni per l’attività e gli obblighi assicurativi, il punto di riferimento rimane il SUAP del tuo comune e il tuo commercialista/consulente legale.
FAQ
Devo avere un permesso per mettere tavoli fuori dal mio ristorante?
Sì, sempre. Qualsiasi occupazione di suolo pubblico (marciapiede, piazza, strada) richiede un’autorizzazione del comune. Non puoi posizionare tavoli e sedie fuori dal tuo locale senza aver ottenuto prima la concessione o l’autorizzazione SUAP. Farlo senza permesso espone a sanzioni amministrative e all’obbligo di rimozione immediata.
Qual è la differenza tra TOSAP e COSAP?
Entrambi sono canoni per l’occupazione di suolo pubblico, ma hanno basi normative diverse. La TOSAP (D.Lgs. 507/1993) è una tassa applicata dai comuni che non hanno cambiato sistema. La COSAP (Legge 160/2019) è un canone concessorio adottato dai comuni che hanno esercitato l’opzione di aggiornamento. In pratica: il calcolo cambia, la flessibilità tariffaria del comune cambia, ma il risultato per il ristoratore è simile (paghi per l’occupazione). Per sapere quale si applica nel tuo caso, controlla il sito del tuo comune o chiedi all’ufficio tributi.
Quanto tempo ci vuole per ottenere il permesso dehors?
Dipende dal comune e dal tipo di struttura. Per una SCIA con tavoli e sedie rimovibili in un comune piccolo: 15–30 giorni. Per una concessione con gazebo in una grande città: 60–90 giorni, a volte di più. In zone vincolate (centro storico, aree paesaggistiche) il nulla osta della Soprintendenza può aggiungere 30–60 giorni all’iter. Pianifica in anticipo rispetto all’apertura stagionale.
Posso mettere tavoli fuori se il marciapiede è condominiale?
No, non senza il consenso scritto del condominio. Un’area privata condominiale non è suolo pubblico: l’autorizzazione del comune non è sufficiente. Serve una delibera condominiale che autorizzi l’uso esclusivo di quella porzione di area comune per lo svolgimento dell’attività. Senza questo consenso, il condominio può richiedere la rimozione in qualsiasi momento.
Il dehors influisce sulla mia polizza assicurativa?
Sì. La polizza RC Terzi standard del locale solitamente non copre automaticamente gli eventi che avvengono su suolo pubblico esterno. Prima di aprire il dehors, contatta la tua compagnia assicurativa per verificare che il massimale copra anche lo spazio esterno e che le attrezzature all’aperto siano incluse. Molti comuni richiedono la polizza aggiornata come documento obbligatorio per la concessione.
Con il COVID le regole erano più semplici. Valgono ancora?
No. Le semplificazioni introdotte dal D.L. 77/2020 sono cessate. Dal 2024–2025, i comuni sono tornati alle procedure ordinarie. Se avevi un dehors con autorizzazione temporanea “COVID”, quella pratica è scaduta e va rinnovata con i nuovi requisiti completi.
Quattro tavoli fuori. Sembravano semplici.
Nella pratica: una concessione, un canone calcolato su tariffa comunale, una polizza RC aggiornata, una planimetria depositata al SUAP, e tempi che dipendono dall’ufficio che ha la tua pratica. Fatto tutto questo, il dehors è un asset: coperti aggiuntivi, stagione estiva estesa, clienti che scelgono il locale per la posizione.
Un dettaglio pratico: sul tavolo esterno, il menu cartaceo si bagna, si strappa, sparisce con il vento. Un QR code funziona con qualsiasi smartphone e non richiede manutenzione fisica. Se stai allestendo un dehors nuovo, è il momento giusto per passare al digitale.


