L’IVA al ristorante è al 10%. O al 22%. O al 4%. Dipende da cosa stai vendendo, come lo stai vendendo, e dove. Questo articolo mappa ogni aliquota con esempi pratici, incluso il punto più confuso di tutti: il delivery.
Se gestisci un ristorante, un bar o una pizzeria e non sei sicuro al 100% di applicare l’aliquota giusta su ogni tipologia di vendita, non sei solo. La normativa che regola l’IVA ristorazione aliquote è distribuita in più fonti: il DPR 633/1972 (Tabella A, parte II e parte III), le circolari dell’Agenzia delle Entrate, e una giurisprudenza che nel corso degli anni ha chiarito diversi casi borderline. Il tuo commercialista la conosce. Dopo questo articolo, la conosci anche tu.
La Mappa: Un Piatto per Ogni Scenario
Prima di entrare nel dettaglio di ogni caso, questa è la tabella di riferimento completa.
| Scenario | Aliquota IVA | Base legale |
|---|---|---|
| Pranzo o cena al tavolo (cibo) | 10% | DPR 633/1972, Tabella A, parte III |
| Pranzo o cena al tavolo (vino, birra, superalcolici) | 22% | DPR 633/1972, Tabella A, parte III |
| Asporto (cibo cucinato in locale) | 10% | DPR 633/1972, Tabella A, parte III |
| Asporto (bevande alcoliche) | 22% | DPR 633/1972 |
| Asporto (bevande analcoliche) | 10% | DPR 633/1972 |
| Delivery (cibo) | 10% | Stessa regola dell’asporto |
| Delivery (servizio di consegna, se addebitato separatamente) | 22% | Classificazione come prestazione di servizi |
| Delivery (servizio di consegna, se incluso nel prezzo del piatto) | 10% | Seguono l’aliquota del bene principale |
| Pane confezionato / prodotti non somministrati | 4% | DPR 633/1972, Tabella A, parte II |
| Buffet all’interno del locale | 10% | Se qualificato come somministrazione |
| Catering (fuori sede, senza servizio al tavolo) | 22% | Se qualificato come cessione di beni |
| Dark kitchen (solo consegna, nessun servizio) | 10% sul cibo | Stessa regola delivery |
Questa tabella copre i casi più frequenti. Le sezioni che seguono spiegano la logica dietro ogni riga e dove si concentrano gli errori più costosi.
Somministrazione al Tavolo: Aliquota 10%
Quando un cliente siede al tuo tavolo, ordina e mangia, si tratta di somministrazione di alimenti e bevande al pubblico. Questa categoria è regolata dalla Tabella A, parte III del DPR 633/1972 e sconta l’IVA al 10%.
La somministrazione comprende tutto quello che hai preparato o trasformato e che servi direttamente: primi piatti, secondi, dolci, acqua, bibite, succhi di frutta, caffè. Tutti al 10%.
L’unica eccezione significativa è quella delle bevande alcoliche. Vino, birra, superalcolici e cocktail scontano sempre l’IVA al 22%, anche quando vengono consumati al tavolo durante un pasto. Non conta il contesto. Conta il prodotto.
Un ristorante che emette uno scontrino da €50 per due persone (cibo + vino) deve separare la quota food (10%) dalla quota vino (22%). Se il registratore telematico ha una sola aliquota impostata per tutto, stai sbagliando. Su questo torneremo nella sezione sulla configurazione del POS-RT.
Un dettaglio che molti trascurano: anche l’acqua minerale in bottiglia aperta al tavolo è al 10%. L’acqua confezionata venduta come prodotto da portare via segue regole diverse (dipende da come viene trattata).
Asporto: Quando Vale 10% e Quando 22%
Qui inizia la confusione. Molti pensano che l’asporto sia una categoria fiscale a sé. Non lo è. L’aliquota IVA sull’asporto dipende dal prodotto, non dalla modalità di consumo.
Se è cibo che hai cucinato o preparato tu in cucina, l’aliquota è 10%. Un panino farcito, una pizza da asporto, un cartone di lasagne preparato dal tuo chef: tutto al 10%. La logica è che la trasformazione del prodotto alimentare rientra nella somministrazione anche quando il cliente consuma altrove.
Se è una bevanda alcolica, è 22% sempre, asporto o no. Una bottiglia di vino venduta da asportare? 22%. Una birra da portare via? 22%.
Le bevande analcoliche in asporto seguono il 10%. Acqua, succhi, bibite preparate e vendute per il consumo immediato: 10%.
Il caso borderline che genera più contestazioni: i prodotti confezionati industriali rivenduti senza trasformazione. Se vendi una tavoletta di cioccolato confezionata come dessert da asporto, senza averla preparata tu, non è somministrazione. È cessione di bene. Le aliquote cambiano: si va al 4% o al 22% a seconda del prodotto specifico. In pratica, quasi nessun ristorante fa questo. Ma se lo fai, il tuo commercialista deve separare queste voci nello scontrino.
Delivery: Il Punto Dove Si Sbaglia Più Spesso
Il delivery ha la stessa struttura fiscale dell’asporto per quanto riguarda il cibo. Un piatto di pasta consegnato a domicilio: 10%. Una birra consegnata a domicilio: 22%. Fin qui, semplice.
Il problema nasce quando aggiungi un costo di consegna separato.
Se sullo scontrino scrivi “spesa di consegna: €2,50”, quel servizio di consegna non segue l’aliquota del cibo che hai consegnato. È una prestazione di servizi autonoma e sconta l’IVA al 22%.
Se invece includi il costo di consegna nel prezzo del piatto senza evidenziarlo a parte (ad esempio la pizza a €14 già comprensiva di tutto), allora l’intero importo segue l’aliquota del bene principale, cioè il 10%.
Questo crea un incentivo pratico a non separare il costo di consegna. Dal punto di vista del cliente non cambia nulla. Dal punto di vista fiscale, se esponi separatamente la voce consegna, devi applicare il 22% su quella voce.
Un secondo problema riguarda le piattaforme di delivery. Glovo, Uber Eats e Just Eat fatturano la loro commissione con IVA al 22%. Questo è un costo che puoi portare in detrazione come IVA a credito. Non è un problema, ma molti gestori lo trascurano nella riconciliazione mensile.
Le dark kitchen (locali che producono solo per la consegna, senza servizio al tavolo) applicano le stesse aliquote del delivery tradizionale: 10% sul cibo preparato, 22% sulle bevande alcoliche. L’assenza del servizio al tavolo non cambia l’aliquota sul prodotto alimentare trasformato.
L’IVA e il Registratore Telematico: Come Impostare Correttamente le Aliquote
Sapere le aliquote è metà del lavoro. L’altra metà è averle configurate correttamente nel registratore telematico.
Il registratore telematico (RT) trasmette i corrispettivi all’Agenzia delle Entrate distinti per aliquota IVA. Questo significa che se hai impostato tutto al 10%, il fisco vede zero IVA al 22% sui tuoi scontrini, anche se hai venduto vino ogni sera. Questo è un segnale di anomalia negli ISA (Indici Sintetici di Affidabilità) e può attivare verifiche.
La configurazione minima che ogni ristorante deve avere nel proprio RT:
- Codice reparto A: cibo + bevande analcoliche, 10%
- Codice reparto B: bevande alcoliche (vino, birra, superalcolici, cocktail), 22%
Se fai delivery con voce consegna separata:
- Codice reparto C: servizio consegna, 22%
Se vendi prodotti confezionati non trasformati (raro in ristorazione):
- Codice reparto D: prodotti base alimentari, 4%
La configurazione si fa tramite il software del tuo registratore. Ogni marca (Epson, Olivetti, Custom, Ditron) ha una procedura specifica. In alcuni casi serve l’intervento dell’assistenza tecnica del fornitore, soprattutto se il dispositivo ha già dei reparti preimpostati che non corrispondono alla tua realtà.
Per approfondire la gestione del registratore telematico in relazione agli aggiornamenti normativi del 2026, leggi la nostra guida su come impostare correttamente il POS-RT.
Cosa Succede se Applichi l’Aliquota Sbagliata
Ci sono due tipi di errore: applicare un’aliquota troppo alta e applicare un’aliquota troppo bassa.
Aliquota troppo alta (es. 22% sul cibo invece di 10%): Stai versando più IVA del dovuto. Il cliente ha pagato più del necessario. In linea di principio potresti chiedere il rimborso all’Agenzia delle Entrate (presentando apposita istanza), ma nella pratica questo vale solo se l’importo è significativo e hai documentazione precisa. Per errori diffusi nel tempo, il rimborso è tecnicamente possibile ma burocraticamente complesso.
Aliquota troppo bassa (es. 10% sull’alcol invece di 22%): Stai versando meno IVA del dovuto. Questa è evasione, anche se non intenzionale. Il rischio è una rettifica d’ufficio con recupero dell’IVA non versata più sanzioni e interessi. La sanzione per infedele dichiarazione IVA (art. 5 D.Lgs. 471/1997) va dal 90% al 180% dell’imposta non versata. Non è uno scenario da ignorare.
L’errore più frequente nei ristoranti non è quello macroscopico (tutto al 10%) ma quello parziale: il vino viene registrato sul reparto cibo, quindi al 10%, perché nessuno ha mai configurato un reparto separato per l’alcol. Il gestore non lo sa, il cameriere non lo sa, lo scontrino esce corretto in apparenza ma sbagliato nelle aliquote.
Il modo più semplice per verificare: chiedi al tuo commercialista di controllare l’ultima liquidazione IVA periodica. Se le aliquote nei registri coincidono con quello che vendi davvero, sei a posto. Se non hai mai controllato, è il momento giusto.
Per un quadro completo di tutti gli adempimenti normativi che riguardano il tuo locale, inclusi quelli che non hanno nulla a che fare con l’IVA, leggi la nostra guida agli adempimenti normativi del ristorante.
IVA Ristorazione nel 2026: Cosa è Cambiato (e Cosa No)
Le aliquote IVA sulla ristorazione non sono cambiate nel 2026. Il 10% per la somministrazione, il 22% per l’alcol, il 4% per i prodotti alimentari base: tutto invariato rispetto agli anni precedenti.
Ci sono però due novità che il gestore informato deve conoscere.
La prima riguarda il collegamento POS-RT. Dal 2026, il tuo POS deve essere associato al tuo registratore telematico tramite il portale dell’Agenzia delle Entrate (Legge n. 207/2024, art. 1, commi 74 e 77). Non cambia l’IVA che applichi, ma cambia il modo in cui i dati vengono trasmessi. Il fisco può incrociare i pagamenti elettronici con i corrispettivi dichiarati. Questo rende ancora più rischioso avere reparti RT configurati in modo errato.
La seconda riguarda ViDA (VAT in the Digital Age), la riforma IVA europea adottata dal Consiglio UE nel 2024. ViDA non tocca direttamente l’IVA sulla somministrazione al pubblico nei ristoranti italiani. Le sue prime scadenze (2026-2027) riguardano le transazioni cross-border B2B: fatturazione elettronica obbligatoria tra imprese di paesi UE diversi. Per un ristorante che serve clienti italiani al tavolo, ViDA è irrilevante nel breve periodo. Diventa rilevante se usi piattaforme di delivery con sede fiscale in un altro paese UE o se gestisci rapporti di fornitura con clienti B2B stranieri. In quel caso, il tuo commercialista deve verificare se alcune transazioni rientrano nel perimetro della nuova normativa. Per approfondire, leggi la guida su ViDA e la fatturazione digitale europea.
La Legge di Bilancio 2025 (Legge n. 207/2024) non ha modificato le aliquote IVA sui generi alimentari e sulla ristorazione. Nessuna novità sui tassi attesi nel 2026 da parte del governo italiano alla data di pubblicazione di questo articolo.
Riepilogo: Le Tre Aliquote in Tre Frasi
Prima di passare alle FAQ, il riepilogo operativo:
10%: Tutto il cibo preparato e venduto, sia al tavolo che da asporto che in delivery. Bevande analcoliche in consumo diretto.
22%: Tutte le bevande alcoliche senza eccezioni. Il servizio di consegna se addebitato separatamente. La commissione delle piattaforme delivery.
4%: Prodotti alimentari di base non lavorati e non somministrati. Caso quasi irrilevante per i ristoranti tradizionali, più rilevante per le rivendite alimentari e le panetterie.
FAQ
L’IVA sull’acqua al tavolo è al 10% o al 22%?
L’acqua minerale consumata al tavolo, aperta e servita, è al 10% perché fa parte della somministrazione. L’acqua in bottiglia sigillata venduta come prodotto da asporto (cioè come cessione di bene) sconta invece l’aliquota ordinaria del prodotto confezionato, che è 10% per l’acqua. In entrambi i casi il tasso è lo stesso, ma per motivi diversi.
Un buffet all-inclusive a prezzo fisso: che aliquota si applica?
Dipende da come lo qualifichi. Se il buffet avviene nei tuoi locali con servizio, è somministrazione e si applica il 10% sull’importo totale (eccetto eventuali bevande alcoliche incluse nel pacchetto, che mantengono il 22%). Se il buffet è fuori sede senza servizio (una consegna di vassoi per un evento aziendale, ad esempio), diventa cessione di beni e le aliquote cambiano per ogni categoria di prodotto. In questo secondo caso è necessario un’analisi voce per voce con il tuo commercialista.
La pizza da asporto è al 10% o al 22%?
La pizza preparata nel tuo forno e venduta da asporto è al 10%. È un alimento trasformato venduto per consumo immediato. Non cambia nulla se la mangi in loco o la porti via. L’aliquota segue il prodotto, non il luogo di consumo.
Il servizio di delivery con Glovo o Uber Eats cambia l’IVA che applico al cibo?
No. Le aliquote sul cibo rimangono le stesse (10% per il cibo, 22% per l’alcol). Quello che cambia è che la commissione che la piattaforma ti addebita (solitamente 25-30%) viene fatturata con IVA al 22%. Questa IVA è detraibile come costo di esercizio. Tienila separata nella riconciliazione mensile.
Posso applicare un’unica aliquota IVA del 10% su tutto lo scontrino per semplicità?
No. L’obbligo di separare le aliquote per tipologia di prodotto è di legge. Applicare il 10% sulle bevande alcoliche equivale a versare meno IVA del dovuto. Anche se per te è “più semplice”, dal punto di vista fiscale è un errore che può comportare sanzioni. La soluzione pratica è configurare correttamente i reparti del registratore telematico una volta sola.
Un’enoteca che serve calici al banco è considerata somministrazione?
Sì. Il servizio di calici al banco (consumo in loco) è somministrazione. L’aliquota sulle bevande alcoliche servite rimane però il 22%, non il 10%, perché la somministrazione al 10% riguarda gli alimenti e le bevande analcoliche. Per il vino al calice, la qualifica di somministrazione non abbassa l’aliquota: rimane 22%.
Gestire le aliquote IVA nel registratore telematico è un adempimento fiscale. Gestire il menu che il cliente vede è un’altra cosa. Menucini ti permette di aggiornare prezzi, voci e disponibilità in tempo reale, senza ristampare nulla. Prova gratis per 14 giorni senza carta di credito.


